Ho trovato un articolo che dice esattamente tutto quello che ho da dire e che, sono certo, a qualcuno non piacerà. Lo trovate qui. E' una lettera a Del Piero, aspettando il Real. Come dire: prima della fine, forse.
Che cos'è un blog? E che cosa lo differenzia da un giornale? Credo si tratti della sua strutturale possibilità di libertà di "parlare, scrivere, quasi starei per dire: pensare". Non ci sono consegne precostituite, non ci sono precondizioni, come si evince dal fatto che è impossibile l'idea stessa di un ordine dei blogger, differenziandosi in questo dal giornalismo tradizionale. A meno che non si tratti dell'ordine posto dalla libera iniziativa di chi apre un blog, scrive qualcosa e trova qualcun altro che se ne interessa e, dunque, solo per questo entra già a farne parte. Non ci sono requisiti diversi dalla volontà di scrivere, guadagnare lettori, perchè si vuole provare a dire qualcosa. E nonc'è alcuna istituzione (in verità del tutto astratta, obsoleta, tirannica, fragile e per questo apparentemente incrollabile, come già lo è stato un tempo ciò che era al di là del muro di Berlino) a poter dire chi può e chi non può scrivere in modo pubblico per dei lettori, pretendendo di verificarlo, magari, ancora usando una macchina da scrivere.Che cos'è un blog, allora? E che cosa lo differenzia da un giornale? Si potrebbe dire che è il vero giornalismo, per la semplice ragione che il suo (s-)oggetto è la vita quotidiana, vale a dire l'unico luogo possibile della novità, a cominciare da quella del proprio pensiero. E questa, forse, è la ragione per cui un post su di un blog è certamente anche più impegnativo e difficile di quanto non lo un articolo di giornale, che può invece limitarsi al commento, alla ripetizione, alla cronaca, al già codificato. Che può attenersi, persino nel racconto delle ultime notizie, al non-nuovo di cui sembra essere fatta la vita quotidiana che ci viene restituita giornalmente dai media. Un blog, invece, è vita quotidiana, è domanda di novità e, per questo, è anche la possibilità della scoperta - per certi aspetti, a volte, imbarazzante - che, in certi giorni, non si ha nulla di nuovo da dire di quelle cose antiche di cui è fatta la vita umana.
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