martedì 27 gennaio 2009

Castità verbale

L'autore di questo blog è entrato in una sorta di castità verbale. Tra tutte le forme di castità è la più sottovalutata. In ogni caso, non c'entra nulla con il non aver più cose da dire. Per gli intenti, comunque, questo messaggio è già troppo lungo.

domenica 23 novembre 2008

Chi l'ha visto? non riguarda solo Giovinco, ma Ranieri

Ieri sera sono ri-emersi tutti i limiti della Juve. I due terzini sono ritornati dal pianeta extra-terrestre in cui erano stati rapiti (per essere riprogrammati in due giocatori quasi-normali) e sono ritornati quei Grygera e Molinaro vanto di una squadra di serie B e inadeguatezza per una squadra come le Juve. Che in quel ruolo non si sia intervenuti incisivamente sul mercato è il vero errore della scorsa campagna acquisti. Ma il limite di questa Juve, come il suo merito, è anche Ranieri. Certamente è bravo a preparare la partita e a motivare i giocatori (Tuttosport ha delirato in questi mesi). Ma non sa cambiare la squadra. E' stato anche sfortunato, per la verità. Ha perso praticamente subito quel Tiago che aveva rischiato di bruciare ma che, senza fare nulla di eccezionale, aveva dato ordine a tutta la manovra (e a Sissoko). A quel punto avrebbe dovuto mettere Camoranesi centrale di centrocampo: sarebbe stato un messaggio fortissimo all'Inter e Mourinho (davvero intelligente) avrebbe dovuto rispensare la sua squadra (senza avere dvd a disposizione). Ma non l'ha fatto. Per tante ragioni, tra cui il suo egocentrismo e la sua rabbia soffocata nei confronti di Mourinho. Così ha messo dentro il pur bravo Marchisio, lasciando però sul campo un impresentabile Nedved che va privilegiato in quanto senatore perchè, a differenza di Camoranesi, si è piegato pubblicamente all'autorità ranieriana. Francamente non c'è altra spiegazione, vista la differenza di gamba tra i due ieri. E qui arriviamo al punto.
Dopo il meritato 1-0 dell'Inter, Ranieri non ha provato davvero a cambiare. Ha tolto un incolpevole Amauri, colpevolizzandolo pubblicamente - ma che poteva fare se non gli arrivava una palla? - per Iaquinta (che non ne ha sfiorata mezza). Alla faccia della "Juve-camaleonte". Ma perchè non provare il tridente con Iaquinta al posto di Nedved? E se il 4-3-3 è troppo per Ranieri, perchè non provare Giovinco al posto di Nedved? Così, almeno per provare a rischiare di fare un cross, un passaggio, di prendere una punizione al limite dell'area. Che Sebastian sia stato scritturato per essere il protagonista di una prossima puntata di Chi l'ha visto? No, forse più semplicemente è Ranieri a essere mancato ieri sera. Ieri c'era un tecnico immalinconito dal confronto con Mourinho. Un allenatore che immalinconisce quei suoi giocatori che non capisce (Giovinco e Camoranesi), ma che così immalinconisce anche i suoi tifosi che, a loro volta, non lo capiscono, quando le cose non girano e dovrebbe essere lui almeno a provare a farle girare. Caro Mister, non Le si chiede che questo. Di farsi vedere quando i ragazzi da soli non ce la fanno. Con un'idea o, il che è lo stesso, un rischio.

lunedì 10 novembre 2008

L'oggetto della ripicca. Innanzi l'alba

Le due settimane prima dell'alba non sono passate senza strascichi. E' su Camoranesi che si concentra la ripicca del tecnico e questo significa che il pesodi Ranieri è cresciuto molto. Agli occhi di Ranieri Camoranesi è quello con la maggiore consapevolezza tecnica, l'allenatore in campo, forse addirittura il rivale in panchina (vd. l'ostentato e prolungato sostegno a Tiago nell'anno scorso). Sarà un caso ma Camoranesi - meno di peso nella tifoseria rispetto a Alex e Pavel - non ha più giocato. Se capisco, soprattutto è stato isolato, paradossalmente mettendone in pratica le idee (vd. il costante impiego di Tiago). Non preoccupiamoci. Giocherà sicuramente. Ma qualcuno ha cercato di dare una prova di forza. Sembra esserci riuscito.

venerdì 31 ottobre 2008

La densità di un "questo" durante la crisi finanziaria

Ho guardato ammirato la pubblicità di una Banca di questi giorni: è qualcosa di incredibile e se avessi tempo, la cercherei su Youtube per linkarla al post. Protagonista della scena è l'immancabile amministratore delegato che, con voce suadente e fare rassicurante, non si sottrae al compito - potremmo dire storico - di fare riferimento alla crisi delle banche, ma soprattutto degli organi di controllo che hanno avuto l'intuizione (autonoma?) di decretare reale ciò che invece era puramente virtuale (sulla base di complicatissimi modelli matematici, a lungo studiati in master etc. e ora diventati completamente obsoleti: occorrerebbe riflettere di più su questo aspetto).
Comunque la pubblicità funziona così: un rapido riferimento alla crisi, con volto serio, una pausa musicale e... lo sguardo trionfante dell'Amministratore che sicuro annuncia: "Questo è quello che stiamo facendo!".
Al che tu che guardi ti senti scemo, perchè pensi di non essere riusicito a capire, di aver perso qualcosa, o ti senti colpevole con l'idea di esserti ingiustamente rinchiuso in te stesso, mentre nella realtà esterna si stavano delineando eventi di portata storica.
Ma poi effettivamnte capisci che davvero tutto sta in quel "questo", assolutamente densissimo, in cui l'implicito coincide con l'esplicito, e non c'è bisogno di dire altro. Fino allo slogan finale: "una banca tutto intorno a te..."- Eh già: siamo circondati!

venerdì 24 ottobre 2008

La novità del decisionismo in politica?

Col passare dei giorni sembra che la qualità politica del governo sia sempre più simile a quella dei precedenti governi Berlusconi. Di nuovo c'è sicuramente l'enfasi sul tema della decisione - che in molti esponenti della PDL chiamano, spero senza sapere ciò di cui parlano, con il suo nome peggiore: "decisionismo" -.
Certo, rispetto all'immobilismo prodiano, la decisione può essere qualcosa di positivo: magra consolazione, come nella più classica pubblicità che finisce con la farse: "ti piace vincere facile!".
Insomma, è così difficile comprendere che il valore di una decisione dipende da ciò che concretamente si decide e dal modo in cui lo si fa?

PS: Si ha l'impressione che tiri una brutta aria nel Paese.

lunedì 20 ottobre 2008

Tutto quello che ho da dire

Ho trovato un articolo che dice esattamente tutto quello che ho da dire e che, sono certo, a qualcuno non piacerà. Lo trovate qui. E' una lettera a Del Piero, aspettando il Real. Come dire: prima della fine, forse.

La politica estera italiana e il piacere di vincere facile

Ora è chiara la politica estera italiana: essere la punta di diamante dei paesi ex-sovietici. No: al governo non è il PD, è che in Italia spesso piace vincere facile.

giovedì 9 ottobre 2008

La Gabanelli che salva Tremonti

La Gabanelli ha salvato la faccia di Tremonti che ha fatto del suo barattolo di pelati Cirio, usato come porta-penne, l'emblema di una concezione dell'economia e della politica. La giornalista di Report ha, inoltre, impedito che Tanzi, Cragnotti e Geronzi fossero accomunati dalla salvezza di un unico destino. Resta da vedere se il passo successivo sarà quello di una salvezza non per tutti, ma solo per uno.

mercoledì 8 ottobre 2008

Se Tocqueville apre con D'Alema

Questa mattina Tocqueville, che noi amiamo, apriva con D'Alema, e sembrava anche un'apertura aD'Alema. Mi sono chiesto, da ammiratore almeno dal 1995 di D'alema e colpito soprattutto dalla seconda ipotesi, per quale ragione. Butto lì delle ipotesi:
1. C'è un'anima d'alemiana nella redazione;
2. C'è più di un'anima d'alemiana nella redazione;
2. Non ne possono più di Veltroni;
3. Perpetuare l'eterno gioco: abbassare Max per innalzare Walter e viceversa
4. Perpetuare l'eterno gioco: abbassare Max per innalzare Walter e viceversa, così da indebolire l'interlocutore avversario di turno.
Belle le domande di cui si crede di sapere la risposta.

lunedì 6 ottobre 2008

La frattura Juve-Tuttosport e il casino di Mughini

Ieri è stata una giornata sconcertante. Non tanto per la sconfitta, ma per quello che è accaduto dopo, quando un "minaccioso" Cobolli Gigli ha dichiarato che Tuttosport non si è messo solo contro l'allenatore della Juventus, ma contro la Società Juventus: tutto in piazza, insomma, anche la confusa arroganza di chi non sentendosi Padrone pensa di risolvere il problema ricorrendo alla voce del Padrone - come nella migliore tradizione interista, verrebbe da dire, se questa non fosse però un'altra squadra.
Il Direttore di Tuttosport si è affrettato a non cambiare assolutamente linea, anzi a rinvigorirla (come nelle confuse dichiarazioni di ieri sera, confuse se non altro per ciò che riguarda l'italiano), il che fa presagire un lento cambiamento di rotta nei prossimi giorni, perchè il giornale dipende davvero dalla società, prova ne è la cacciata del bravissimo - e scomodo - Padovan.
Dunque, proprio questo è il punto: la supposta autonomia di Tuttosport, che faceva pensare ad una regia juventina nelle accuse lanciate a Ranieri. Bene, da ieri mi sono convinto che questa regia non c'è, dunque ciò che c'è è solo un gran casino: il casino di un giornale che pone l'alternativa tra Ranieri e Del Piero, come se fosse questo il punto, nel credo fideisticamente cieco e dunque ridicolo in una supposta eternità sportiva del secondo, il casino di una società che non riesce a sentirsi bene a casa sua, il casino di giocatori assolutamente fuori dalla grazia di Dio come Sissoko (non è chiaro infatti se questi abbia seguito o no il comandato digiuno), o assolutamente indisponenti come Camoranesi, l'indiziato numero uno - altro che Del Piero - della sfiducia nei confronti dell'adeguatezza di Ranieri; ovviamente il casino di Ranieri, che in dieci uomini toglie Poulsen e fa entrare Camoranesi come unica diga centrale del centrocampo, preparando la mossa tattica del contropiede finale del Palermo (una progettazione squisita, altro che sfortuna!). Devo aggiungere, purtroppo, alla fine anche il casino di Mughini che procede in una linea assolutaria nei confronti dell'allenatore molto articolata, ma che forse lascia il sospetto che Ranieri vada bene perchè è la squadra e la società ad essere mediocre, sicché si spiega per quale ragione anche lui possa trovarsi - così pare - nel suo luogo naturale.
Ed è proprio questa obiezione di fondo, che annulla di fatto ogni possibile considerazione di merito, ciò che non possiamo accettare (ricordo che si vinceva anche con giocatori come Paramatti). Sicchè viene da dire: che tempi!

venerdì 19 settembre 2008

Di che cosa si è pentito Zidane

I media hanno dato nella giornata di ieri grande risalto alla non-notizia del pentimento di Zidane. E' una non-notizia per almeno due ragioni.
La prima è che il pentimento era ovvio (data l'intelligenza di Zidane). La seconda è che, come spesso capita, i media hanno equivocato. Di che cosa si è pentito, infatti, Zidane?
Zidane si è pentito di aver chiuso così la sua carriera, negando nello stesso istante il trionfo di una nazione pronta all'immedesimazione conclusiva. Zidane si è pentito perchè - come in una sorta di colossale lapsus - in questo modo lui da solo si è auto-impedito la meritata consacrazione finale (tanto che viene il sospetto che non volesse affatto chiuderla lì).
Insomma, non c'entra Materazzi, da questo punto di vista il difensore italiano dell'internazionale è una pura "x", anche se, purtroppo per lui, il suo nome - di Zidane - sarà per sempre legato a quello dell'altro. E qui c'è un'inversione di anonimità...

mercoledì 17 settembre 2008

Alitalia docet

Ieri qualcuno (di cui ovviamente ignoro l'identità: questo è un avviso per i paranoici) è giunto sul mio blog attraverso la ricerca: "come fare l'imprenditore senza i soldi".
Che sia l'insegnamento tratto da Alitalia e in generale da molto - supposto - capitalismo italiano?

martedì 16 settembre 2008

Il fallimento della Lehman-Brothers


Ieri è fallita la Lehman Brothers e ci è diventata familiare l'immagine qui a fianco: giovani brillanti che lasciano frettolosamente e con un po' di vegnogna il loro lavoro nell'apparentemente inattacabile centro del mondo con gli scatoloni in mano. Speriamo resti loro la speranza e riescano a rilanciare. (In fondo questa è una sorta di preghiera laica).

Uno spunto interessante sul tema lo trovate qui.

lunedì 15 settembre 2008

Due nomi oltre al solito Camoranesi

Due nomi oltre al solito Camoranesi. Uno è inatteso: Poulsen. L'altro lo attendevo da tempo: De Ceglie, bravissimo, preciso e elegante. Poichè questi aggettivi sono la descrizione esatta di ciò che non è un altro giocatore, ora spero di non rivedere mai più Molinaro giocare nella Juve.

Considerazione finale: Bene Ranieri, ma come mai alla fine rischiamo sempre così tanto?

venerdì 5 settembre 2008

Pierluigi Battista, colui che rileva sempre ciò che già credeva

C'è qualcosa di appassionante negli editoriali di Pierluigi Battista: si ha sempre l'impressione che accada una sorta di miracolo, leggendoli; non importa se la storia presenta risvolti positivi o drammatici. Ogni volta si assiste al prodigio della conferma delle impressioni di fondo e delle analisi già da tempo coltivate (da Battista). E', in sostanza, il miracolo della storia che si conforma all'ideale, senza però la pretesa che il reale sia anche razionale: no spesso non lo è, e anche questo P. Battista, naturalmente, lo sa, anzi lo sapeva.
Così, non si può non rimanere sconcertati quando Battista nota che a sinistra finalmente si è rotta la diga sulla questione della giustizia e qui il miracolo è addirittura doppio: perchè c'è la conferma dell'intuizione, naturalmente, ma anche perchè l'analisi chiarisce come tutti noi avessimo sbagliato a interpretare il ruolo del Corriere in questi anni sulle vicende travagliatissime giustizia-politica. Così, Battista può correre alla conclusione, trovando conferma della razionalità dell'appoggio del Corriere a Veltroni (dopo aver offuscato sistematicamente altri possibili e forse più indipendenti leaders - dai tempi della vicenda Telecom 1998, per intenderci), il quale sarebbe il principale fattore di demolizione della citata diga. Peccato dimentichi, Battista, che proprio Veltroni ha voluto allearsi con Di Pietro, ovvero la diga stessa in persona.
Ma, per carità, ciò che a noi sembra una svista, ha sicuramente una spiegazione razionale di cui leggeremo, in un tempo sconosciuto, sul Corriere.

domenica 31 agosto 2008

“Qualcuno era comunista” e adesso è Max Pezzali

“Qualcuno era comunista” è il titolo di un bellissimo monologo di Giorgio Gaber del suo Teatro-Canzone ed è nello stesso tempo un ottimo spunto per comprendere la situazione attuale, per la volontà stessa del suo autore di fare - per così dire - il punto. Sono tanti i motivi per cui secondo Gaber, “qualcuno era comunista”, in un crescendo di ragioni sempre più divertenti e profonde, sino ad arrivare alla amara, triste e in fondo, insopportabilmente cinica, considerazione finale. Ora, mi sto chiedendo in questi giorni che cosa avrebbe detto Gaber (un verso straordinario del suo monologo è: “qualcuno era comunista perché era talmente ateo che aveva bisogno di un altro Dio ”) a proposito di quanto è accaduto di quella Festa che era di quelli che erano comunisti, e che avevano dalla loro parte (non si sa quanto innocentemente) il teatro, la cultura e anche la musica (tutte realtà che secondo Gaber “esigevano” che si fosse comunisti).
Ebbene, il punto è che siamo passati dal disprezzo di Gaber per l’“uomo inserito con il suo squallore quotidiano” - ancora un verso della canzone - alla notizia che chi era comunista ha invitato alla Festa dei Democratici-fu-Festa-dell’Unità Max Pezzali e i Pooh. Insomma, pare di capire che “qualcuno era comunista” e oggi è Max Pezzali. Alla faccia della critica all’uomo inserito!, per non dire poi dell’apporto della cosiddetta cultura popolare-cattolica che, imponendo il ripudio del nome Festa dell’Unità - che tra l’altro proprio in questo frangente avrebbe avuto un suo nuovo senso - ha portato in dote in cambio, al posto di De Gregori, Guccini ecc., il suddetto Pezzali Max (quello del "bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto") e gli attempati Pooh. Auguri!

Se vi capita: il nome di un ristorante

Non posso fare a meno di segnalare il nome di un ristorante in Salento, perchè ci sono cose che possono essere tenute per sè solo dicendole agli altri. Il ristorante si chiama "Bolina" e si trova sul molo del Porto di Tricase. La cucina è a base di pesce e si innesta nella cucina salentina, ma allo stesso tempo la trascende, valorizzandola, con scelte imprevedibili, impreviste e inattese che alla fine risultano ancora più semplici di quella semplicità da cui apparentemente si discostano. Ricorro, per spiegarmi, al sistema nient'affatto inevitabile del confronto (meglio evitare il "ragionar per confronti"): sono stato in un altro ristorante del tutto affine (anch'esso a ridosso del mare, anch'esso a base di pesce); per carità, buonissimo e capace di esprimere il meglio della cucina salentina. Ma al Bolina è diverso, è qui, ma è altrove. Ricorda il film Il pranzo di Babette: dico solo che a un certo punto - alla fine dell'antipasto (ma mi rendo conto che il concetto non rende...) ho stentato a trattenere le lacrime.
(Anche il costo non è proibitivo, anche se non è certo allineato all'altro federalismo già esistente - vedi post precedente).

venerdì 29 agosto 2008

Per il sud il federalismo esiste già

Domanda: perchè al Sud non vogliono il federalismo?
La risposta non è difficile, basta andare a fare la spesa in qualsiasi supermercato, in cui - nei mesi estivi in cui aumentano i prezzi - costa tutto la metà.
Insomma, il federalismo ce l'hanno già, ecco perchè non ne vogliono un altro.

mercoledì 9 luglio 2008

Tutti nel recinto di Veltroni!

Tra le cose squallide successe ieri spicca anche l'invito di Veltroni a stare "nel recinto razionale e riformista". Come se il pensiero potesse stare in un recinto. La questione del PD è tutta qui: i suoi pensano di essere e di dover restare in un recinto; per questo sono sempre "in seconda battuta", a guardar fuori, per così dire...

giovedì 3 luglio 2008

La Betancourt e i gesti che fanno vivere

Ho visto le bellissime immagini della liberazione di Ingrid Betancourt, e mi sono davvero commosso. Non solo per il ringraziamento a Dio, alla Vergine e all'operazione "impeccabile" - un aggettivo più volte sottolineato, per eliminare lo spazio di qualsiasi retroscena - dell'esercito, ma per un passaggio semplicemente bellissimo non solo sul piano umano, ma sul piano squisitamente politico (chiarisce infatti l'astrazione dei diritti umani, quando sono sganciati da ogni possibilità di cittadinanza - così come di fatto dovrebbe essere nella giungla).
Il passo è questo: "grazie a coloro che ci hanno fatto vivere nei loro gesti quotidiani": è questo far vivere quotidiano l'atto più politico dell'uomo, anche nell'amore.

giovedì 19 giugno 2008

Il 10 settembre e i diritti dell'uomo e del cittadino

Questo di Rocca è un bellissimo articolo in cui si presenta la strategia repubblicana di far apparire Obama come un candidato del 10-settembre, ossia del giorno prima dell'11 settembre delle Torri gemelle e si mette in relazione questo fatto con la decisione - storica, drammatica e per certi aspetti sconvolgente - della Corte Suprema degli Stati Uniti di riconoscere anche ai terroristi gli stessi diritti processuali dei cittadini americani.
La questione è rilevantissima e per certi versi decisiva: è noto, infatti, che buoni argomenti inducono a pensare che i diritti umani non esistano se distinti da quelli del cittadino. La drammaticità della decisione statunitense, a cui è stata dedicata troppo poca importanza o al massimo un'importanza provinciale dai media italiani, consiste nel fatto che sono proprio i terroristi dell'11 settembre i "campioni per eccellenza dei diritti umani" , se si intendono i citati diritti per ciò che vogliono essere, ossia qualcosa di antecedente i diritti che derivano da quella cittadinanza che loro hanno inteso negare.
Ma al di là di questo, ciò che più inquieta a partire dalla connessione dei temi proposta da Rocca (strategia repubblicana e riferimento alla Corte Suprema), è che - non certo per la figura di Obama - sembra essere proprio la democrazia a non poter oltrepassare la data del 10 settembre.

venerdì 6 giugno 2008

Il tic hegeliano del PD

Ieri ho partecipato quasi per caso alla conferenza di un'onorevole (ex senatrice) del PD. Mi ha colpito il "tic" hegeliano. "La sfida del PD - ha detto - è la riuscita della convivenza tra le forze del bipolarismo italiano: l'ex-PCI e la sinistra Dc; una sfida che come ogni sfida - ha insistito - può anche essere persa".
Mi è parso chiaro così ancora una volta che cosa sia il tic hegeliano che anima molta politica PD: nella scorsa legislatura era la presta - un po' totalitaria - di essere insieme governo e opposizione, rendendo superflue o dichiarando inesistenti le altre forze politiche. Oggi è l'idea di rappresentare il bipolarismo italiano e poichè, pare di capire, i poli sono sempre stati due, tutto il resto, ieri come oggi, non c'è.
Ma al di là della vulgata interpretativa dell'Hegel-pensiero come cifra preparatoria dell'assolutismo totalitario - su cui c'è da discutere - è un altro il punto che rivela il tic in questione: si tratta di quel senso di missione storica che hanno quelli del PD (anche se mi pare che in realtà siano perlopiù gli ex-popolari ad averlo, gli altri mi sembrano più cinicamente realisti) che ha il sapore di una sfida - appunto - ineluttabile, come se fossero gli interpreti e i destinatari di una missione insindacabile, di uno sviluppo ineluttabile e ineliminabile dei tempi.
Ed è questa filosofia della storia ad essere insopportabile. Verrebbe da dire: guardate che non ve l'ha ordinato il medico: in fondo l'avete scelto voi.

mercoledì 4 giugno 2008

Quel sottile filo che lega Mourinho, il petrolio e le intercettazioni

Un amico interista dà il benvenuto sul suo blog a Mourinho. Questo il mio commento.


Caro Apota, un paio di considerazioni. La prima: Mourinho è - purtroppo - un grandissimo allenatore. Per di più - ancora purtroppo - sembra aver chiara la soluzione per togliere all'inter ... l'inter (la sua idea di una squadra composta da al massimo 24 giocatori ne è un chiaro indizio). La situazione dunque diventa grigia per chi non milita nella schiera dei pazzi indossatori, anche se noi confidiamo sempre nel fatto che Moratti non riuscirà a rinnegare se stesso, ragion per cui l'inter rimarrà sempre, nonostante tutto, l'inter.
Ora la seconda considerazione: la conferenza stampa è stata fantastica. Non ci sono questioni. Infine la terza, che è la più importante. Il punto non è la presenza o l'assenza di logica nell'operazione che ha portato il tecnico portoghese in Italia (Dio, quanto mi ricorda quel tecnico straordinario che è Capello). Il punto è l'assenza di qualsiasi decenza: l'uso morattiano dei suoi soldi non riesce ad essere moralmente, civilmente, politicamente indifferente perchè i milioni che servono all'operazione "paccehtto-allenatori" sono i soldi dell'aumento del petrolio e del pareggio, assurdo, ingiusto, schifoso diesel-benzina - che rivela nel modo più chiaro come i guadagni delle più spregiudicate speculazioni servano per soddisfare i giochini di uomini sprezzanti della realtà, anche se molto di sinistra ed ecologisti.
Ma c'è un'altra cosa ben peggiore: la ragione per cui Mancini è stato cacciato, ovvero - così il comunicato ufficiale - le intercettazioni nei suoi riguardi, prive di qualsiasi rilevanza sportiva, morale e giuridica (che: Brescia l'ha messo Mancini a lavorare all'inter?). Insomma il solito metodo italiano - e molto interista - di liberarsi delle persone sgradite.

Il tg serale preferito

I frequentatori di questo blog hanno eletto il Tg5 il telegiornale serale preferito. Io continuo a preferire il Tg2 che, alla sera, non è mai banale, è intelligente, profondo anche quando parla di sport e perfino le voci sono belle.

Gomorra: il film dell'alienazione

Ho visto Gomorra, film assolutamente sconcertante per chi non si aspetta di vedere che la sua comprensione dei problemi politici, sociali e culturali - la comprensione di ciò che per lui è importante e problematico - risulta totalmente inadeguata e assolutamente non pertinente. La forza del film è in questa capacità di alienazione: alienati sono i protagonisti del film e alieno sei tu che vedi il film e ti rendi conto di non esserti reso conto.
Il punto è proprio questo: se questa dinamica - un puro dato di fatto - sia anche il valore del film oltre che il suo inevitabile effetto. Io non so dirlo, ma se fosse questo il suo "valore", la radice del suo essere premiato, l'operazione sarebbe piuttosto perversa, quasi fosse la realizzazione dell'incubo di Matrix, l'idea che sia tutto falso, senza soluzione. Alienare in nome dell'alienazione, dichiarare irreale la realtà e premiare questo film - italiano - a Cannes dopo tanti anni - guarda caso - assecondando il bidet pubblico italiano: la teoria dello sfascio irrimediabile del nostro paese, visto che ad aver vinto è anche il film su uno degli uomini politici più importanti della reppubblica. Evviva l'alienazione, con il sorriso - e la premiazione - francese!

mercoledì 21 maggio 2008

Calciopoli e l'impotenza della politica nell'economia italiana

Sincermante non ne posso più di Calciopoli e di parlare di Calciopoli, degli juventini che sono a favore di Moggi e di quelli che sono contro. Per me, ormai, è passato e il più è vedere Ibra, Zambrotta e Mutu - esattamente in quest'ordine - giocare dove giocano, rendermi conto di ciò che fanno e sapere che avrebbero potuto farlo ancora per tanti anni e certamente meglio da noi. Come detto: non ne posso più e in questo, forse, sono anch'io vittima di quanto è successo: mi hanno sfinito, prostrato messo in una condizione da cui mi toglie solo la consapevolezza del fatto che Ranieri - cattivo solo come chi è senza potere - è l'allenatore della Juventus.
Per questo mi tengo lontano, ormai, dalle discussioni su Calciopoli. Ho trovato però un'intervista a Gigi Moncalvo fatta da uno di quei siti che invece persiste in ciò che mi ha stancato che merita di essere letta. E lo merita perchè non spiega solo Calciopoli, tanto che proprio in questo sta la sua credibilità e il suo valore. Si tratta, infatti, di una diagnosi impetosa dei metodi che sono vigenti all'interno del nostro impotente scenario politico. Da leggere davvero. A partire dalla prima domanda su come trapelino le notizie dalle procure. Per chi vuole eccone uno stralcio, il resto qui.


"Trovare e avere atti coperti dal segreto è facile, o meglio non è difficile. In genere te li danno gli avvocati che hanno interesse a far filtrare qualche notizia favorevole ai loro clienti o dannosa per la controparte. Un magistrato in genere non ti dà mai direttamente un atto segreto. Ma ha mille modi per fartelo avere: fa segno, senza parlare, verso il cancelliere o un suo assistente (e lui esce dalla stanza), te lo lascia sul tavolo e se ne va per qualche minuto, ti suggerisce quali pagine guardare, per evitare di perdere tempo tra migliaia di pagine. Non esisterà mai la prova provata di un magistrato che passa delle carte. Ma c'è un modo per fartele avere senza che sia lui a passartele. Specie se si vuole creare un certo clima e avere l'appoggio dei grandi giornali svolgendo i processi sulla stampa, ben prima che vengano celebrati i processi (in aula) o pronunciate le sentenze. A Napoli ho trascorso molti mesi durante il caso e poi il processo a Enzo Tortora. Ne ho viste di cose…. Stavolta il sistema è lo stesso, il sistema "napoletano" l'ho conosciuto bene".

6. Fiorani, Consorte, Ricucci... Giraudo. Chi vede un filo conduttore nelle disavventure giudiziario-mediatiche di questi personaggi è un visionario o un assennato che non ha bisogno di entrature nell'universo RCS?
"Non è né un visionario né un marziano. Non c'è bisogno di entrature nell'universo RCS (Corriere, Gazzetta) o Fiat (La Stampa) per capire i tratti in comune di quelle vicende. Fiorani (e quindi il Governatore Fazio), Consorte, Ricucci sono stati distrutti da una campagna mediatica del Corriere, dalla potenza di fuoco di via Solferino. Per ragioni legate agli interessi della variegata proprietà del giornale. Fiorani rischiava di creare una banca forte e potente e fuori dal "sistema" (e Banca Intesa, Bazoli e Passera, Geronzi, sono azionisti di primo piano del Corriere, e di Bankitalia). Consorte dava man forte al banchiere di Lodi e andava fatto fuori, anche per mandare un segnale a Fassino e D'Alema, come dire "non difendetelo troppo e state lì buoni e zitti, altrimenti ce n'è anche per voi, come ben sapete. Il "povero" Ricucci (inventore della famosa e fantastica frase "So' capaci tutti de ffa i froci cor culo degl'altri!") stava scalando il Corriere e ha un po' esagerato. Andava fermato perché nel "salotto buono" i Tronchetti Provera & C. erano inorriditi dal pensiero di avere seduto accanto nel Cda uno come lui. Per non parlare di Paolo Mieli: ve la vedete Anna Falchi (l'allora signora Ricucci) salire le scale di via Solferino e andare a parlare "da padrona" con Mieli? Per quanto riguarda Giraudo, le tracce potrebbero portare a LCdM, a Luca. Almeno questo è quanto ha detto Luciano Moggi quando lo intervistai in TV a "Confronti" chiedendogli di fare le percentuali su una serie di nomi che venivano ritenuti, a torto o a ragione (infatti non ci sono nè prove nè certezze) una sorta di "mandanti". Io feci i nomi di Carraro, Galliani e Montezemolo. Su Galliani, Moggi fu benevolo. Su Carraro un po' meno, su LCdM molto ma molto meno e gli attribuì la percentuale maggiore. Il "Corriere", con la Gazzetta (e La Stampa) potrebbe aver completato, ma è impossibile dire se volontariamente o involontariamente, un lavoro iniziato un anno prima non sui giornali ma altrove. La data è quella della morte di Umberto Agnelli, un solo anno dopo la scomparsa del fratello Giovanni. Giraudo, da sempre molto legato e fedele a Umberto, voleva proseguire sulla stessa strada di sempre portando a poco a poco Andrea Agnelli, figlio di Umberto, al vertice societario della Juve. Giraudo e Moggi avrebbero consentito a Andrea di inserirsi bene, vincendo, mettendosi in luce, diventando un astro di prima grandezza (grazie alla gestione del calcio e della Spa Juve) anche nell'universo Fiat. Non c'è niente di meglio (lo insegna LCdM alla Ferrari) dello sport come "vetrina" per lanciare un personaggio e creargli un piedistallo. E Andrea faceva "paura": perché si chiama Agnelli, perché Giraudo e Moggi gli avrebbero consentito una gestione attiva e brillante della società, perché avrebbe avuto grandi successi, perché i tifosi lo avrebbero fatto diventare un idolo. Ma, in quello stesso momento, i disegni dei veri padroni della Fiat erano altri. Si stava puntando su un altro giovane, e non "soltanto" per la Juve, ma per tutto l'impero Fiat, IFI, e IFIL: John Elkann. Puntavano su di lui, solo su di lui, LCdM ma soprattutto Gianluigi Gabetti e Franzo Grande Stevens. E' chiaro che a tutti loro "conveniva e conviene" avere in mano un giovane inesperto da formare con pazienza come John, per "controllarlo", stare sempre al suo fianco, assisterlo in un lavoro difficile e irto di ostacoli come quello che gli è toccato in sorte. Se si riesce a controllare e conquistare la fiducia di colui che apparentemente è il numero uno, specie se acerbo o inesperto, l'"Erede", il nipote del nonno Gianni, si è sicuri (per i "controllori") di non perdere il potere, anzi di averne sempre di più. Ma, se l'ascesa del delfino, viene controbilanciata, in casa, da un altro giovane, bravo, brillante, serio, di successo, osannato dai giornali e da milioni di tifosi, ecco che si corre il rischio di veder tramontare i propri piani. Andrea al vertice della Juve avrebbe fatto ombra a John, o meglio a chi aveva pensato a lui come "delfino" per occupare un vuoto, apparente, di potere. E quindi Andrea avrebbe addirittura messo a rischio l'operazione di lanciare in orbita John. Infatti, dopo due anni di vittorie e di successi nella Juve, sarebbe diventata probabile la candidatura di Andrea per i galloni del comando anche in altri settori dell'impero, non solo in quello sportivo. Per frenare o impedire l'ascesa di Andrea, diventava funzionale la caduta dei due uomini, Giraudo in particolare, che lo avrebbero portato al successo e che si sarebbero battuti per lanciarlo e proteggerlo. Ecco quindi che il ramo Gabetti-Grande Stevens, verosimilmente, non può vedere di buon occhio che Andrea vada a offuscare il disegno di puntare su John. Non importa se Andrea si chiama Agnelli! Anzi, come si può concepire che sia il figlio di Umberto e non il nipote di Gianni ad avere il predominio o a rischiare di prendere un giorno il comando? Ecco quindi da dove e come potrebbe nascere l'"operazione", o quantomeno ecco il motivo di tanta accondiscendenza verso l'operazione di affossamento della Juventus perseguita da altri. E' chiaro che Gabetti e Grande Stevens potrebbero smontare questa ricostruzione dicendo che loro non hanno fatto altro che seguire, a proposito di John, i voleri dell'Avvocato, espressi nella famosa "Lettera di Monaco" scritta poco prima che Gianni Agnelli entrasse in sala operatoria per il secondo delicatissimo intervento al cuore nel Luglio 1997. In quella lettera l'Avvocato indicava John come suo successore al vertice Fiat e stabiliva anche l'assegnazione a lui di un 25% delle quote azionarie della "Dicembre Società Semplice" che è la società-cassaforte che custodisce il potere e il controllo di tutti i rami del gruppo. Tornando alla Juve non dimentichiamoci che il presidente della Juve era Grande Stevens. Egli quindi era il "datore di lavoro", il "cliente" che per conto della Juve ha ingaggiato l'avvocato Zaccone, gli ha pagato la parcella e gli ha dato la linea. Quando ci meravigliamo che un avvocato come Zaccone abbia chiesto la serie B, la condanna della società che lui avrebbe dovuto difendere e tutelare, non dimentichiamo che un legale, comunque e sempre, segue le indicazioni e i voleri del "cliente", cioè di chi gli paga la parcella. Se non gli va, dà le dimissioni e rinuncia alla difesa. Per capire quale sia il potere di Grande Stevens, quanto egli conti nel mondo forense e giudiziario, basta leggere il suo libro autobiografico "Vita d'un avvocato" (Cedam, Padova, 2004). Ve lo immaginate l'avvocato Zaccone che non "ubbidisce" a un cliente come Grande Stevens o non segue i suoi "consigli" giuridico-legali? Ecco, io credo che la colpa di Grande Stevens, del presidente onorario della Juve attuale e presidente di "quella Juve" sia doppia: egli non solo ha dato l'impressione di non aver difeso con decisione e passione la sua società (nell'ambito giuridico, se egli vuole, è ben più potente del professor Guido Rossi), ma forse ha determinato una situazione per cui l'avvocato difensore da lui scelto alla fine non ha difeso la Juve con la necessaria determinazione, e addirittura ne ha chiesto la condanna al massimo, quasi, della pena. Se si valuta ogni avvenimento del passato in questa cornice, si capiscono molte cose e si capisce bene chi sono i "colpevoli". Che cosa volete che significhi la retrocessione della Juve, se si ha di mira il controllo del gruppo Fiat, dell'IFI, dell'IFIL? Che cosa volete che importi, anche oggi, a costoro (John in testa) della Juve? Hanno il 62% delle azioni, possono fare ciò che vogliono".

lunedì 19 maggio 2008

Anch'io la penso così

Il punto di S: Discreti.
"Scriveranno che quest’Inter avrebbe vinto anche senza Ibrahimovic…
Rideteci sopra.
Ripeteranno che se prima la squadra di Moratti non vinceva era solo per colpa di una banda di ladroni….
Rideteci sopra a crepapelle.
La stampa romana continuerà a scrivere e dire che quest’anno l’Inter ha vinto solo grazie agli arbitri…
Sorrideteci sopra.
L’unica vera realtà invece è solo una, indiscutibile:
chi ha Zlatan Ibrahimovic vince.
Semplice, no?
4 anni in Italia, 4 scudetti consecutivi vinti, sul campo, da assoluto protagonista.
Uno dei pochi, poi, a non aver rinnegato il “diavolo” Moggi.
Mai visto in vita mia un giocatore spostare così tanto le gerarchie di uno stesso campionato passando da una squadra all’altra.
Se Ibrahimovic, dopo Calciopoli, fosse passato al Milan ora staremmo festeggiando lo scudetto dei rossoneri.
Se lo svedese fosse andato all’estero, ora si starebbe festeggiando a Roma al Circo Massimo.
Alla Juve, si dice e si scrive, per tornare grande servirebbero 3-4 campioni. Sbagliato.
Ne basterebbe uno. Basterebbe lui, Zlatan Ibrahimovic.
Sono un rosicone come si dice a Roma, e come ieri ci ha ricordato anche De Rossi (a proposito ma la stampa romana avrà mai il coraggio di dire quello detto da Daniele”se al posto dell’Inter ci fosse stata la Juve….”) e lo ammetto.
Ammetto di non aver mai rosicato così tanto in vita mia nel veder un ex giocatore della Juve giocare con altra maglia in Italia.
Eppure lo guardo, vorrei odiarlo, come si fa con una donna che tanto hai amato ma che ti ha lasciato,ma non ci riesco.
Lo guardo e ne rimango incantato.
Mi manca come una compagna che non ti rassegni di aver perso.
E allora di fronte a tanta classe non resta che alzarti in piedi ed applaudire, in perfetto stile Juventus.
Applausi per te Zlatan, campione assoluto".

martedì 13 maggio 2008

L'ultima di Crozza

L'ultima di Crozza è straordinaria. "Fini ha detto: 'non siamo più figli di un Dio minore'. E' vero: sono diventati grandi. E' ora che sappiano di chi sono figli".

sabato 10 maggio 2008

Ferrara, Moro, le Br e Berlusconi

E' sempre interessante sentire (o leggere) Ferrara, ma ascoltando il suo Radio Londra di sabato 10 maggio (Uccidendo Moro le Brigate Rosse uccisero la Repubblica) dedicato all'assassinio di Moro, nell'esclusione di qualsiai disegno "solo un po' più complicato", sembra quasi che le Brigate rosse abbiano fatto tutto ciò che hanno fatto per arrivare proprio al risultato che abbiamo sotto i nostri occhi: fine della Repubblica dei partiti, il primo governo senza cattolici. Al di là della comprensione storica di uno che passava di là, non è proprio un complimento per il "suo" Berlusconi.

Tremonti tra Marx e Gramsci

"La sinistra sta nel virtuale, dovrebbe tornare al reale, deve scrivere un quaderno nuovo. Bisogna leggere insieme sia Marx che i "Quaderni" di Gramsci che sono un'opera di assoluta modernità". Così Tremonti.

venerdì 9 maggio 2008

Il dono di Giovinco. La Grazia e la libertà

C'è un giocatore che la dirigenza bianconera non può permettersi in nessun modo di lasciare andare o di considerare come materia di scambio per arrivare ad altri giocatori. Nell'immaginario collettivo Giovinco è questo giocatore: è in lui che si ripongono le speranze, è in lui che un'identità ferita, colpitata, quasi annullata avverte il brivido e la possibilità di un futuro al di là della contingenza dei campioni che sono ma che soprattutto furono. Buffon è stato il simbolo della stessa dinamica, solo invertita di segno: non più di un anno fa è apparso a tutti come quel giocatore che, se fosse andato via, con la sua partenza avrebbe sepolto definitivamente il passato della juve. Se Gigi se ne andava, la Juve diveniva davvero un ricordo.
Giovinco rappresenta, invece, la possibilità di avere un presente, ampio, luminoso: certo, tutti sanno che da solo non basta, che ci vogliono altri giocatori (io spero di non vedere più nè Molinaro nè Nocerino), ma è nella sua presenza - arrivata quasi per Grazia, senza bisogno di ricerche nè di soldi, trovata in casa - che c'è l'impressione di quel grande giocatore che fa la differenza fra una buona squadra e una squadra in grado di trascendere il quotidiano, così come lo sport a volte è in grado di fare.
A torto o a ragione questa è la situazione. Giovinco è la grazia nel calcio e il frutto della Grazia, l'occasione che copre le magagne di una dirigenza e gli acciacchi della storia e permette di diventare grande anche a chi non lo sarebbe. Ma la Grazia da sola non basta. C'è la libertà che la deve accogliere e far fruttare: come diceva l'antico adagio, "la grazia perfeziona la natura, ma non la sostituisce".

giovedì 8 maggio 2008

I "bigini" filosofici di Scalfari

Divertente articolo del Foglio sull'ultimo libro di Scalfari.

Il più grande analista: Cannavaro

«Da Madrid, mi sento di dire solo una cosa: la Juve è arrivata terza senza Ibra, Mutu, Zambrotta, Thuram, Emerson, Vieira e il sottoscritto. Con tutta quella gente, normale che arrivasse prima, perché gridare allo scandalo?».

Dedicato a chi si straccia le vesti

In fondo questa vignetta di Vincino è la chiosa migliore a tutti i commenti indignati degli stracciatori di vesti - spesso altrui - di professione che hanno dato sfogo al loro livore in questi giorni.



(Dal sito del Foglio)

mercoledì 7 maggio 2008

I fatti dell'odio politico. Breve storia di Max D'Alema

Tocca vedere che in questo momento D'Alema è l'esponente politico più discusso italiano: ancora più di Berlusconi, per quanto ciò possa apparire paradossale. E' bastata la sua unica intervista al programma dell'Annunziata - l'uomo non ne concede molte - per scatenare un vero putiferio da destra e da sinistra, perlopiù di voci negative, se non addirittura pregne d'odio e grondanti sangue. Del resto, come ho già scritto, per la moda e il pensiero unico italiano del momento D'Alema è l'uomo nero. Non provo ora a spiegare le ragioni dell'attacco (rimando per questo al post che ho scritto qualche giorno fa), ma a elencare alcuni fatti, per ricostruire una memoria fedele.
1. Nel 1996 D'Alema mette in campo un progetto, l'unico degno di un significato politico non asfittico e partigiano, volto a cambiare le istituzioni politiche italiane: la Bicamerale. Il progetto fallisce per l'invidia di Prodi e Veltroni e il tatticismo di Bossi e Berlusconi.
2. La sinistra non perdona a D'Alema questo fallimento, ma non per il fallimento in se stesso, quanto per il fatto che con la sola idea della Bicamerale per loro D'Alema ha legittimato Berlusconi. Lascio concludere al lettore quale sia l'idea di democrazia sottesa a questa obiezione.
3. Salto di qualche anno (non ho molto tempo): Prodi nel 2006 rivince di poco (o nulla) le elezioni e D'Alema è l'unico a parlare di governo istituzionale.
4. Da Ministro degli Esteri propone a Fini, che rifiuta, di collaborare con lui istituzionalmente nel Ministero.
5. Giorni nostri. Attacchi da tutte le parti per uno che si propone semplicemente di dare chanche di vittoria ad una formazione che è minoritaria da anni nel Paese, cercando di promuovere le uniche due figure nuove della sinistra italiana, capaci di piacere ai loro ma soprattutto non solo ai loro: Letta e il geniale Bersani.

Certo ho tralasciato molte cose e molti avvenimenti, ma del resto sono poche le cose che meritano di essere ricordate in questi anni. Più di tutto vorrei scomparisse questo odio. Non solo dà troppa importanza. Il punto è che non fa bene alla salute, diciamo.

lunedì 5 maggio 2008

L'uomo nero D'Alema

La strategia anti-dalemiana è un vizio intellettuale in cui cade gran parte del giornalismo italiano e l'ultima campagna elettorale è stato il luogo privilegiato della sua manifestazione. Ma il punto non è il - banale in sè e forse addirittura nell'ordine delle cose - sostegno a Veltroni attraverso l'indebolimento del profilo di D'Alema. Il dato importante è, invece, che questa strategia è stata portata avanti pressoché in modo unitario da molti giornalisti e analisti che per natura si trovano politicamente a sinistra, almeno così dicono, ma che per condizione storicavotano invece a destra. L'elenco di coloro che si trovano in questa strana situazione è molto lungo e sarebbe impietoso farlo. Per carità, per molti di loro questo sarebbe persino motivo di vanto e non sarò certo io a impugnare il valore astratto di una frigida coerenza di schieramento, dato che ho sempre fatto il tifo per l'idea di una grande coalizione (D'Alema-Tremonti, guarda caso). Il punto però è che mi sono stufato del giochino.
Vi siete mai chiesti perchè in questa campagna elettorale nessuno degli analisti citati ha mai attaccato Veltroni, avendone invece difeso le scelte e la strategia fino all'ultimo, eccetto che proprio negli ultimi secondi di campagna elettorale, dato che proprio non si poteva non farlo?
Si risponderà: per la bontà delle scelte del nostro Walter, che come diceva genialmente Crozza ieri sera ha però ormai - gaurda caso - "finito il credito" (del telefonino: ecco la metafora). Ovviamente non è così. La ragione è un'altra ed è semplice: di D'Alema si ha paura, Veltroni favorisce invece la sopracitata distanza tra natura e condizione: uno fa più vincere dell'altro, diciamo, dove la parte vincente - ovviamente - non è la sinistra.

giovedì 1 maggio 2008

La situazione politica senza Tangentopoli

Blog a rilento: per impegni e perché ogni tanto bisogna aspettare per pensare o meglio il pensiero pensa senza che noi ce ne accorgiamo. La situazione post-elettorale comunque mi pare questa. Comincio da un dato. Il Pd ha preso più o meno gli stessi voti in percentuale dei Progressisti nel 1994, annullando di fatto il percorso fatto nei 14 anni successivi sulla base dell'intuizione dalemiana post-elettorale: come allora i democratici si sono presentati alla campagna elettorale con uno strano e ingiustificato entusiasmo ("gioiosa macchina da guerra"). Allora i progressisti si trovavano come avversari: il Partito popolare, che correva illusoriamente da solo (come l'odierna UDC, che però in un certo senso ha vinto proprio per l'analogia con il '94) a cercare di essere determinante come ago della bilancia, e Berlusconi alleato al Sud di Fini e a Nord della Lega. Come è noto, Berlusconi ha vinto quelle elezioni ma con un mandato confuso, per l'alleanza contraddittoria e per l'impressione, diffusa un po' in tutti, di qualcosa di episodico, poco chiaro, forse non del tutto presentabile. Era la non chiarezza dettata da Tangentopoli, con le incertezze di pensiero e giudizio da lì derivate.
Quello del '94 era dunque - almeno questa è la mia impressione - un "voto inibito" e proprio questa è la differenza - unica e sostanziale - rispetto al voto attuale. Queste elezioni sono state il contrario dell'inibizione, per come si sono rilevate del tutto univoche nel loro esito.
Se non sbaglio, la caduta di questa inibizione coincide con la conclusione del giudizio su come si è svolta la vicenda di Tangentopoli e non solo per il fatto innegabile e macroscopico che dall'altra parte si sono presentati insieme l'allora PDS - il partito miracolosamente scampato alla mattanza di Tangentopoli - e il partito guidato da Antonio Di Pietro, il giudice simbolo di quelle inchieste.
Ma la caduta dell'inibizione è un fatto e non necessariamente una soluzione.
Questo voto così esplicito nell'affidamento rende, anzi, ancora più gravoso il compito per come sarebbe disperante il fallimento.

mercoledì 30 aprile 2008

Formigoni resta in Lombardia

Apprendo che Formigoni resta in Lombardia per, così mi dicono, "il bene del popolo". Il problema è: di quale popolo? E poi, ammesso si tratti del popolo del modello lombardo, siamo sicuri che sia proprio questa scelta a farne il bene?
La soluzione della vicenda personale e politica di Formigoni (all'ultimo treno per il "grande salto") ricorda un po' quella storia della candela che invece di essere portata nelle strade, nella pubblicità, per fare luce, viene tenuta più o meno nascosta o usata per i soliti pochi, molto preoccupati di doverla condividere con altri. Forse a questi va bene che sia Fini l'unica personalità di rilievo destinata a seguire a Berlusconi. Per il loro bene, naturalmente.

Lippi e l'inensatezza della discussione sulla terza stella

Riporto queste dichiarazioni di Lippi che spiegano per quale ragione chi non ha da compiacere nessuno, ma trova giustamente in chi vuole il suo piacere, non prenderebbe mai sul serio la discussione inutile, fastidiosa, compiacente e piagnucolosa (in una parola: interista) sulla terza stella della Juve.

«NESSUNO può pen­sare che prima ci fosse veramente tutta quel­la capacità di condizionamento. Oggi gli er­rori sono né più né me­no quelli di prima. So­lo che prima si pensa­va fossero per un moti­vo, che ora non viene nemmeno preso in considerazione. Que­sto è il nostro mondo. A Cannavaro gridava­no di tutto e un mese dopo era il calciatore più acclamato del pia­neta: Pallone d’oro, Fi­fa World Player. Sem­pre tutti pronti a sali­re sul carro». Così Marcello Lippi è tor­nato a parlare di cal­ciopoli in un’intervista concessa al mensile GQ in edicola. Nella quale dice anche: «Del Piero o Cassano? Alex un milione di volte».

domenica 27 aprile 2008

Ichino e i due nulla

E' bella e in certi punti discutibile - altrimenti non sarebbe bella! - la lettera di Ichino oggi sul Corriere, in cui spiega il suo gran rifiuto all'offerta di diventare ministro, l'unico primo buon segno della nuova legislatura. Il problema è che Ichino rischia di rivendicare con pensiero le ragioni di un'appartenenza che forse oggettivamente, e non soggettivamente (per questa basta la testimonianza di Ichino), non esiste. La mia impressione è che Ichino si trovi, infatti, tra due nulla: di questi ne ha scelto uno. Forse l'investitura berlusconiana gli avrebbe dato maggior consistenza. Ma del resto, si sa, il nulla è parassitario.

giovedì 24 aprile 2008

Governo: i primi segnali e Ichino

I primi segnali del nuovo governo non cambiano il mio giudizio di fondo: la politica italiana è davvero poca cosa: per questo non mi sono entusiasmato prima della campagna elettorale e non mi entusiasmo ora, nonostante un risultato per certi aspetti eclatante, se non sconvolgente. Per fortuna la vita umana è politica in quanto tale: negli affetti, nei legami, nelle preoccupazioni, nelle aspirazioni sono sempre implicati gli altri e ogni iniziativa ha, per questo, un significato politico.
La mossa di assegnare un ministero chiave per il Lavoro ad Ichino, però, è davvero intelligente e culturalmente pregnante (pare venga da Letta). Speriamo che l'accozzaglia della variegata destra italiana non la faccia fallire; per quanto riguarda la Sinistra non è un problema: c'è chi si era affrettato a dire che quella di Ichino, pensatore minacciato di fare la stessa fine di Biagi, era una candidatura personale, e chi l'o ha detto non era della Sinistra Arcobaleno.

giovedì 17 aprile 2008

PD. Libero o solo?

Il punto è che per Walter questa, adesso, rischia di non essere più un'alternativa.

martedì 15 aprile 2008

Il dinamismo immobile di Prodi e il declino di W.

Tempo fa ho scritto che questa era la fine dell'era dei flaccidi, quella di Prodi e Veltroni (l'appellativo è coi baffi, diciamo), sembrando - almeno nel secondo caso - folle. Invece è così: sono caduti insieme. Oggi Prodi ha detto, in ragione della sua proverbiale bontà, che si dorme nel letto che ci si è preparati con implicito riferimento a Veltroni. Certo, si potrà dire che la situazione è tale per cui al di là di Prodi non sembra esserci nulla per la sinistra italiana, ma il punto è che Prodi è stato il fautore di una coalizione talmente dinamica al suo interno da risultare immobile. Comunque sia, la fine dell'uno inaugura quella dell'altro e l'era dei flaccidi volge inesorabilmente al termine, non si sa verso che cosa. Del resto, è inevitabile, il divenire non si arresta.

Analisi del voto. Senza imprudenza

Rispetto agli "infallibili" exit poll rimane in piedi solo il giudizio sulla Lega, giudicata più presentabile sul piano del governo di An. Il voto a Berlusconi, invece, è incredibile perchè ha la forza della prima volta, pur essendo questa, notoriamente, l'ultima. Si dirà che è Berlusconi, ma è Veltroni, in realtà, ad avere la responsabilità storica in termini poltici e culturali di aver reso impronunciabile il nome di Marx in Parlamento. Per qualcuno è una questione di pulizia mentale, ma forse non è così.

lunedì 14 aprile 2008

Exit poll. Commento imprudente

Se questi sono i dati l'operazione PDL significa tre cose:
1. La Lega è cresciuta incredibilmente
2. Forza Italia ha perso qualcosa (a vantaggio della Lega, molto probabilmente)
3. An ha perso moltissimo
Stando così le cose, il commento sarebbe che in molti non hanno votato FI per non votare direttamente Fini. Ciò significa che la Lega al Nord è giudicata più presentabile di An.
Al momento, come detto, ogni commento è però solo imprudente.

I riferimenti culturali di Cobolli Gigli

"Totti andava espulso come al Grande Fratello".

Non capisco, non concordo

In merito a questo compiaciuto post di Camillo, mi permetto di far notare che il giocatore in questione a centro del campo non è Jocelyn Blanchard. Certo, sabato, diversamente da Palermo, non ha giocato bene e probabilmente difetta di un po' di carattere. Non manca però di tecnica o di capacità/visione di gioco, così come ha più volte riconosciuto uno dei più importanti e liberi intellettuali del nostro tempo: Mauro German Camoranesi.